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EQ-6

Prime Impressioni EQ-6


N.B.:   Le righe che seguono non sono altro che il resoconto delle prime uscite del gruppo con la nuova montatura appena acquistata e non quindi, una vera e propria prova tecnica redatta da “addetti ai lavori”, ma da semplici astrofili, anzi, da Gastrofili!

La nostra EQ-6 (montatura equatoriale alla tedesca) si presenta in due scatoloni foderati con materiale antiurto: uno per il cavalletto, uno per la montatura, più due pesi da 5 kg l’uno.

Il treppiede, del peso complessivo di 7 kg, si presenta come il classico modello “Meade” con gambe tubolari retrattili del diametro di 50 e 38 mm e vite centrale per fissare la testa, più un triangolo porta accessori che ha anche la funzione di tener divaricate le gambe e stabilizzare ulteriormente il tutto. A prima vista il treppiede non da una bellissima impressione, soprattutto dopo aver scoperto che lo spessore della lamiera delle gambe è di soli 0,6 mm e le stesse sono semplicemente incollate ai sostegni ancorati a loro volta, con viti autobloccanti in acciaio, alla piastra superiore. Riportiamo “incollate” proprio perché una delle tre nostre gambe, ancor prima dell’uscita “sul campo” ci è letteralmente “rimasta in mano” e siamo quindi dovuti correre ai ripari usando della vetroresina per risolvere il piccolo inconveniente: soluzione dimostratasi efficace.

Tutto sommato però, per nostra fortuna, il treppiede in dotazione sembra svolgere molto bene il suo dovere ed anche completamente esteso (la sua altezza è regolabile da 60 a 120 cm) è assai stabile per il nostro C8. La vite però blocca sì in modo solido e diretto la testa al treppiede, come sulle SP e GP, ma è quindi logico che per lo stazionamento al polo, solo dopo che l’avremmo allentata potremmo effettuare gli spostamenti micrometrici a destra e sinistra e ciò rende la suddetta fase più lunga e complicata del dovuto. Soluzione migliore per esempio quella adottata sulla Losmandy G11.

La testa, motorizzata in AR e Dec, si presenta molto bene, realizzata con finitura nera lucida e con entrambi i movimenti nei due assi molto fluidi, da l’idea di essere robusta, soprattutto dopo che la si solleva, visto il considerevole (ma non eccessivo) peso di 17 kg (con capacità di carico dichiarato superiore ai 20 kg). La staffa per l’aggancio del telescopio è del tipo standar Vixen a coda di rondine con doppio fermo; le due frizioni, sempre tipo Vixen, sono molto efficaci anche con elevato carico e l’unico problema riscontrato sul nostro modello è stato per uno spostamento di 0.5° circa nel serrare la frizione di declinazione.

La montatura, che permette una regolazione del puntamento polare da 0° a 90°, è fornita con cannocchiale polare (incluso nel prezzo) tipo Vixen (quindi con messa a fuoco del reticolo e aggiustamento del meridiano locale); quest’ultimo è ben protetto da eventuali urti con un carter sferico di plastica dura che va filettato alla base dell’ AR: questo offre anche un punto molto comodo dove afferrare la montatura quando la si maneggia. A dire il vero il filetto sull’asse di AR per il carter è realizzato anch’esso in plastica con passo “stretto” ed è quindi facile “sfilettarlo”. Un altro piccolo inconveniente, fra l’altro facilmente risolvibile, riguardante il cannocchiale polare (il cui illuminatore non viene fornito, ma al foro si adatta perfettamente quello delle Vixen SP e GP), è la mancanza del disco orario, che rende praticamente inutilizzabile l’altro disco “mesi – giorni” per un più preciso puntamento al polo.

Un’altra cosa banale ma importante è la mancanza della bolla: in queste prime uscite abbiamo risolto il problema acquistandone una, con disposizione a T, dal ferramenta per £ 5.000 e posizionando la stessa semplicemente sulla base del treppiede. Abbiamo poi fissato la testa al treppiede tramite l’apposita vite, fissato il triangolo porta – oculari, estratto dall’albero di Dec la barra contrappesi (che bella intuizione, così non ce se la dimentica a casa!), inseriti i due pesi in dotazione e poi l’ottica (nel nostro caso un C8).

Purtroppo anche i contrappesi soffrono di un piccolo difetto: il loro foro (21 mm) è molto più grande della stessa barra contrappesi (che ha un diametro di 18 mm per una lunghezza di 24 cm), in più vengono fissati tramite un solo fermo e questo comporta che nella rotazione del telescopio oscillino in modo trasversale creando evidenti e anomale vibrazioni (ci pensate mentre siete li dopo mezz’ora di posa, tutto ad un tratto: … tock… C***!!!). Il banale problema è comunque semplicemente risolvibile con una bussola di alluminio dal foro più preciso o utilizzando del feltro.

L’operazione di stazionamento, bilanciamento dell’ottica e inizio della sezione osservativa è davvero immediata.

Punto a favore sono i motori (passo passo al quarzo) e l’elettronica, entrambi protetti dal corpo stesso di declinazione dove sono alloggiati i due cuscinetti e le corone da 180 denti. I motori sono silenziosissimi (c’è un led rosso che indica quando sono in funzione) e la pulsantiera, di semplice fattura, oltre ai quattro pulsanti per AR e Dec, presenta il tasto di spegnimento con le due opzioni Nord e Sud per invertire il moto in AR ed il selettore delle tre velocità per le correzioni a 2X, 8X e 16X.

La montatura funziona a 12 volt ma il dispositivo fornito per l’alimentazione lascia un po’ a desiderare: è un semplice porta pile di plastica che può contenere 8 pile “Torcia” con un cavetto che non si aggancia solidamente al proprio innesto sulla montatura e che quindi continua a sfilarsi. Noi abbiamo risolto il problema acquistando una pila a secco da 12 volt con caricabatteria più cavo da 2 – 3 metri (spesa tot. £ 35.000) onde evitare di dover continuamente acquistare n° 8 pile “Torcia”; scelta (per le pile) alla lunga non molto economica.

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